Cantine del Castello di Santa Vittoria Cantine del Castello di Santa Vittoria
Cantine del Castello di Santa Vittoria
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Cenni Storici
Dal 1755 nei terreni censiti come cabro del Castello di Santa Vittoria, si coltivano Arneis, Nebbiolo e Moscato.

Il primo, bianco mobilissimo che nasce da un vitigno autoctono. Il secondo, citato originariamente nel 1268, tradizionalmente il più importante vitigno di questa terra. Il Moscato, già conosciuto da greci e romani e da quest’ ultimi chiamato “apianae”, cioè preferito dalle api.

Antonio Borgese, architetto e misuratore, nell’anno 1755 traccerà un inventario dei siti e dei beni del Castello, consolidando secoli di passato ed offrendo al futuro una traccia che ancora oggi percorriamo, consapevoli e rispettosi nei confronti di questa terra generosa.

Lunghi secoli e grandi uomini rendono oggi viva la terra del Roero: da Stilicone a Carlo Alberto. Le vicissitudini hanno cambiato più volte il corso della storia, lasciando intatte quelle radici che già greci e romani conoscevano e che ci rendono oggi, legati a questo suolo come ad un antenato illustre.

Il destino ci lega a questa vite come radici nascoste ma, saldamente affondate nei secoli che hanno scritto la storia di queste terre, che già gli antichi dedicarono alle vite ed al vino.

Alarico, Stilicone, Barbarossa, grandi uomini che hanno reso viva la terra del Roero decidendone la sorte ma, lasciando la cultura della vite e del vino invariata nel tempo. Tre grandi uomini per tre grandi vini, l’Arneis, il Nebbiolo, il Moscato, inventariati nei beni del Castello di Santa Vittoria dall’architetto e misuratore Antonio Borgese di Neive nel 1755.


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Contributi fotografici: Tino Gerbaldo